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Fondata nel 1965 da Liliana Dematteis e Giuliano Martano, la Galleria Martano si afferma presto come un punto di riferimento nel panorama torinese per le scelte artistiche e per l’impegno ad affiancare alle mostre un attento e continuo lavoro di studio, documentazione e informazione.

La Galleria è stata diretta fino al 1971 da Giuliano Martano e successivamente da Liliana Dematteis che ne ha orientato le scelte verso un'arte di tendenza alternando le mostre dedicate ai protagonisti storici ad altre con artisti in linea con le ricerche contemporanee negli ambiti della pittura analitica, dell’arte concettuale e della sperimentazione artistica italiana ed internazionale.

La prima sede in Lungo Po Cadorna è presto sostituita dai locali più ampi ed eleganti al numero 3 di via Cesare Battisti dove trovano spazio due linee di lavoro: la Martano (che ha un programma espositivo più tradizionale: La Fucina degli angeli, Vittorio Zecchin, Karl Plattner, Alberto Martini) che viene presto affiancata e poi inglobata nella Martano/due, in cui sono evidenti più precisi filoni di interesse: il Futurismo, e l’Astrattismo. 

L'attività della galleria si è dunque focalizzata fin dai primi anni nella riscoperta e rivalutazione, anche a livello storico-critico, di quelle avanguardie storiche fino a quel momento in ombra: da alcuni aspetti del futurismo (Enrico Prampolini, Fortunato Depero, Francesco Cangiullo, Luigi Russolo, Giacomo Balla), alle avanguardie astratte italiane facenti capo al Gruppo milanese del Milione che i Martano imparano a conoscere ed apprezzare alla Biennale veneziana del 1966 (Melotti, Veronesi, Fontana, Licini, Reggiani, Soldati), il Gruppo di Como (Radice, Galli, Rho) e ad altri protagonisti  (Alberto Magnelli, Sonia Delaunay, Giuseppe Capogrossi, Piero Dorazio, Tancredi, Michel Seuphor, Mark Rothko, Gerard Schneider, Luis Feito).

Accanto a questi,  con pari dignità e mano a mano negli anni, si sono susseguite proposte di artisti a quel tempo “giovani”. Fra gli altri: Giorgio Griffa nel 1968; Giuseppe Spagnulo nel 1969, Gino Gorza nel 1970. 

Nel 1971 la scomparsa di Giuliano coincide con la prima importante cesura nella vita della Galleria.

Liliana Dematteis per poco meno di un anno sospende l’attività espositiva, ma non interrompe la sua passione per lo studio. Con il sostegno e la collaborazione di Maurizio Fagiolo Dell’Arco prende forma l’iniziativa "Cambiare le arti in tavola", una serie di conferenze dedicate all’arte contemporanea, un programma di incontri variegato, che fra il 1972 e il 1973 accoglie critici, storici dell’arte, artisti e un pubblico attento che trova negli spazi di via Cesare Battisti un riferimento culturale di primo interesse nella Torino degli anni Settanta per interrogarsi sul come evolve l’arte e sull’appropriazione di media diversi (il corpo, il video, la fotografia, il libro) operata dagli artisti per fare arte. 

Nel 1973 le mostre ricominciano con rinnovato e consapevole interesse con un accento particolare sul lavoro concettuale: mostre, installazioni e performances - Vincenzo Agnetti, Piero Fogliati, Allan Kaprow, Ketty La Rocca, Giuseppe Chiari, Fred Sandback fra gli altri.  

Particolare attenzione è stata dedicata alla fotografia storica (da Man Ray a Veronesi, da Florence HenriWols, da Herbert Liszt a Franco Vimercati e Pierluigi Fresia) ma anche a mostre con interessi più specifici quali l'architettura fra futurismo, razionalismo e modernità di Alberto Sartoris nel 1973 e 1980 o al design creativo con lavori e progetti di Franco Mello nel 1983, o la rassegna dedicata all’Architettura Radicale.

Nel 1987 la galleria si trasferisce in via Principe Amedeo: il cambiamento è fortissimo: la sede della Martano passa da un palazzo settecentesco ad un ex laboratorio artigianale in un interno cortile del centro completamente trasformato grazie al progetto dell’architetto Luigi Bistagnino. Qui il lavoro si concentra sul recupero storico e critico di un gruppo di artisti quali Marco Gastini,  Eliseo Mattiacci, Gunther Uecker, Paolo Icaro, Piero Ruggeri, Dadamaino, Pinot Gallizio. Mostre di un certo impegno organizzativo sono state anche dedicate in questi ultimi venti anni si attività a momenti importanti dell'arte del secolo scorso mai presentate prima a Torino quali, fra ole altre, quella dedicata al Movimento Fluxus, al realismo tedesco degli anni venti, ai libri d'artista e alla poesia visiva. 

L’attività della Galleria, fra mercato e ricerca, prosegue intensamente fino alla chiusura del 2013.

 

 

 

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